Teste chiave per D’Antona: “Quella donna era col killer”

Repubblica – 02 ottobre 2001 pagina 20 sezione: POLITICA INTERNA

ROMA – «E’ lei». Due parole che potrebbero segnare una svolta nell’ inchiesta sull’ omicidio di Massimo D’ Antona. Uno dei testimoni ha riconosciuto la foto della donna che si trovava accanto al killer in via Salaria, il 20 maggio del 1999. Si tratta di Rita Casillo, 33 anni, fisioterapista, una degli otto militanti di “Iniziativa Comunista” finiti in carcere il 3 maggio scorso.
La ragazza, che ha sempre, disperatamente, negato ogni accusa, è agli arresti domiciliari da un mese. «Sono sconvolta, mi cade il mondo addosso» si è sfogata parlando col suo avvocato, Antonella Schirripa. Nessuna conferma, a palazzo di giustizia, sul fatto che la giovane donna sia già stata iscritta nel registro degli indagati per la nuova, gravissima, accusa. Rita Casillo, infatti, è ufficialmente accusata solo di partecipazione ad associazione sovversiva.
Il riconoscimento è avvenuto, in gran segreto, poco prima dell’ estate. I carabinieri del Ros, d’accordo con la procura, hanno infatti convocato tutti i testimoni dell’ agguato di via Salaria (compreso un bambino che stava andando a scuola) e hanno mostrato loro le foto segnaletiche degli otto militanti di “Iniziativa Comunista”: Norberto Natali, Raffaele Palermo, Barbara Battista, Luca Ricaldone, Gennaro Franco, Sabrina Natali, Stefano Di Francesco e Rita Casillo.
Del gruppo, soltanto la Battista e Franco Gennaro sono ancora in cella, gli altri hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Uno dei testi ha puntato il dito sull’ immagine della Casillo: «Si, questa ragazza stava accanto all’ uomo che ha sparato». In seguito gli investigatori avrebbero aggiunto al riconoscimento altri riscontri di prova. Del supertestimone, almeno per ora, si sa soltanto che è un uomo. E il fatto che la notizia sia ormai di dominio pubblico (con gran malumore degli inquirenti) costringe chi indaga ad accelerare i tempi.
A questo punto, il passo successivo dovrebbe essere, nei prossimi giorni, una sorta di confronto all’ americana. La formula sarà, quasi certamente, quella dell’ incidente probatorio: un atto istruttorio irripetibile, che ha valore di prova anche al processo. La Casillo sarà mostrata al testimone attraverso un falso specchio assieme ad altre ragazze non troppo diverse da lei e se il teste la riconoscerà nuovamente l’ indagine sull’ assassinio del collaboratore di Bassolino avrà finalmente imboccato una pista precisa.
Ma gli investigatori, consapevoli che il riconoscimento dovrebbe avvenire a oltre due anni dall’agguato di via Salaria, non sembrano molto ottimisti. Rita Casillo, come tutti gli altri militanti di “Iniziativa Comunista” ha sempre negato qualsiasi legame con le vecchie e nuove Br. «Noi facciamo politica alla luce del sole, siamo rivoluzionari, non terroristi» è stata la posizione, unanime, di tutti gli indagati «Abbiamo condannato l’ omicidio D’ Antona fin dal primo giorno». A casa della fisioterapista furono trovati alcuni scritti “compromettenti” (secondo gli investigatori) tra cui questa frase: «La ritirata strategica delle Br è finita il 20 maggio del 99» (il giorno, cioè, del delitto di via Salaria). Ma l’ arrestata ha replicato che si trattava di appunti presi durante alcune riunioni e attribuì la frase a un esponente di “Linea Rossa”. «E’ allucinante che la procura continui a cercare di collegare Iniziativa Comunista all’ omicidio di Massimo D’ Antona quando non c’ è la minima prova – insorge Antonella Schirripa, legale di Rita Casillo – tra l’ altro la mia cliente è castana mentre a via Salaria fu vista una ragazza bionda. Quanto al riconoscimento, siamo noi a chiedere l’ incidente probatorio che, sicuramente, scagionerà Rita Casillo anche se ormai si tratta di un accertamento falsato. Al testimone è già stata mostrata la foto della mia cliente e questi casi il confronto all’ americana non ha più valore».
MASSIMO LUGLI