La Corte dei conti riconosce l’indennizzo alla famiglia di una recluta veneta in servizio a Perdasdefogu

UNIONE SARDA
Un soldato morì per le radiazioni. Per la prima volta una sentenza accusa la base di Quirra.
Mercoledì 20 febbraio 2002
Non più un sospetto ma una certezza sancita da una sentenza ormai definitiva: di poligono si muore. La Corte dei Conti di Venezia ha riconosciuto il diritto all’indennizzo al padre di un giovane militare fulminato da una leucemia mentre prestava il servizio di leva nella base di Perdasdefogu. Il giudice ha accolto totalmente le tesi del difensore che attribuiva il decesso a causa di servizio sostenendo che la vittima era stata esposta a radiazioni durante la permanenza nel Salto di Quirra.
Lorenzo Michelini, padovano, 27 anni, morì l’otto luglio del 1977. Nel novembre dell’anno precedente aveva dovuto interrompere gli studi universitari (stava per laurearsi in medicina) perché, non potendo più ottenere il rinvio, doveva indossare la divisa. Dopo la formazione in
un centro addestramento reclute in Puglia, trascorse un breve periodo nella caserma di  Vittorio Veneto. Fu quindi trasferito al Poligono sperimentale e addestrativo interforze del Salto di Quirra. Dove sì ammalò. «Subì ricoveri per gastrite e duodenite bulbare -si legge nella sentenza- per cui fruì di licenza di convalescenza, al termine della quale rientrò con giudizio di idoneità. In data 8 -7-1977 decedeva per “leucemia mieloide acuta e insufficienza renale, collasso cardiocircolatorio, edema polmonare, leucosi recidiva”».
Prima il dirigente del servizio sanitario di appartenenza, poi la commissione medica ospedaliera ritennero «contratte in servizio e dipendenti da causa di servizio» le infermità diagnosticate. Ma il Ministero della Difesa contestò queste valutazioni, chiedendo il giudizio di un collegio medico legale che si pronunciò in senso contrario. Per i periti, il servizio prestato da Michelini fu di così breve durata «da non poter costituire fattore causale nel determinismo della patologia tumorale». Analoga bocciatura era prima arrivata dal Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie. Forte di questi supporti, il Ministero respinse la domanda di “pensione privilegiata indiretta” presentata da Calisto Michelini, padre di Lorenzo.
Ma non finì lì. Al ”no” della Difesa , la famiglia del giovane rispose con un ricorso alla Corte dei Conti presentato nel marzo del 1980. Dopo 21 anni di attesa, la Sezione giurisdizionale per il Veneto lo ha esaminato, e accolto, il 17 luglio del 2001.
La memoria difensiva dell’avvocato romano Antonella Schirripa e la sentenza del giudice unico, Antonio Frittella, delineano un quadro inquietante sulle condizioni ambientale in cui operò Lorenzo Michelini e che lo mandarono all’altro mondo.
«Occorre riportare il caso -scrive il legale- ai fatti di cui ultimamente lo stesso ministero è stato investito per le cause di malattia e/o decessi per il DU (depleted uranium o uranio impoverito). Il Michelini ha svolto il suo servizio di leva preso il Poligono sperimentale di Perdasdefogu e al Salto di Quirra. Basi che, com’è noto, sono basi Nato e dove sin da quell’epoca venivano svolte esercitazioni con armi sperimentali. Si è accertato che le armi in dotazione a queste basi impiegassero, e impiegano, proiettili al DU». L’avvocato Schirripa ricorda quindi che «fra le patologie generate dall’esposizione ad uranio impoverito le maggiori insorgenze si verificano fra gli organi radiosensibili quali i polmoni e il midollo osseo rosso». Conclude il difensore: «Per il tipo di servizio assegnato al militare Michelini, è
indubbio che la malattia che lo portò alla morte è stata contratta durante il periodo di leva presso la base Nato ove era in contatto con armi che impiegavano proiettili al DU».
Fin qui il legale di parte. Vediamo ora cosa si legge nella sentenza rispetto alle considerazioni formulate nella memoria stesa da Antonella Schirripa. «Richiamando recenti acquisizioni scientifiche -scrive il consigliere Antonio Frittella- il difensore del ricorrente ha evidenziato lo stretto nesso eziopatogenetico fra taluni disagi sofferti in servizio (il frequente contatto con sostanze tossiche solide o disperse nell’aria) e l’insorgenza e repentina evoluzione dell’affezione mortale». Il magistrato valuta il ricorso «fondato e meritevole di giuridico accoglimento».
Sostiene che «la sintomatologia non fu adeguatamente analizzata», ricorda che «le successive valutazioni espresse dagli organi medico legali interpellati  dall’Amministrazione presentano una esclusione con formula dubitativa della dipendenza da causa di servizio della patologia letale. La puntuale ed attenta ricostruzione della fattispecie operata dal difensore nella fase dibattimentale ha consentito di dissipare ogni dubbio». Quanto alle considerazioni del collegio
ministeriale sulla brevità della permanenza di Michelini a Perdasdefogu, così scrive: «Giova peraltro ricordare che la concessione del trattamento pensionistico privilegiato ordinario non è legata al mero manifestarsi di una malattia invalidante durante la prestazione del servizio, ma alla provata sussistenza di un concreto nesso etiologico tra le situazioni cui il soggetto possa essere stato esposto per assolvere agli obblighi di servizio e la manifestazione o l’aggravamento dell’infermità. Il servizio viene quindi a rappresentare la condicio sine qua non dell’insorgenza della patologia accertata».
Il giudice unico accoglie il ricorso, riconoscendo al padre di Lorenzo Michelini pensione,  interessi e rivalutazione monetaria. Poiché il Ministero della Difesa non ha presentato ricorso,  la sentenza è ora definitiva. Un precedente importante, e un primo punto fermo sulla “Sindrome di Quirra”.
Stefano Lenza